I sistemi di classificazione internazionali (ICD-10) definiscono il Disturbo Specifico del Linguaggio “una condizione in cui l’acquisizione delle normali abilità linguistiche è disturbata sin dai primi stadi dello sviluppo. Il disturbo linguistico non è direttamente attribuibile ad alterazioni neurologiche o ad anomalie di meccanismi fisiologici dell’eloquio, a compromissioni del sensorio, a ritardo mentale o a fattori ambientali. È spesso seguito da problemi associati quali le difficoltà nella lettura e nella scrittura, anomalie nelle relazioni interpersonali e disturbi emotivi e comportamentali”.
Sono, quindi, disturbi del linguaggio che non possono essere spiegati da problemi neurologici, sensoriali e relazionali e che interessano la comprensione e/o la produzione di parole o frasi.
I disturbi specifici di linguaggio possono presentarsi con un ritardo nella comparsa delle singole parole, alterazione nella produzione dei suoni linguistici o anche difficoltà a livello lessicale, sintattico-grammaticale (la struttura della frase) o pragmatico. Alcuni campanelli d’allarme nella fascia d’età 18-30 mesi sono rappresentati da difficoltà di comprensione del linguaggio parlato, scarso uso di gesti o lentezza nello sviluppo del linguaggio (frasi complesse che tardano a strutturarsi). In sintesi si tratta di bambini che faticano a farsi capire o a comprendere e quindi a sostenere una conversazione.
Molto schematicamente si potrebbe parlare di bambino a rischio di disturbo di linguaggio se:
- a 12 mesi mostra difficoltà di comprensione del linguaggio parlato;
- a 24 mesi dice meno di 10 parole;
- a 30 mesi produce meno di 50 parole e non fa combinazioni di almeno due parole (per esempio, “voglio pappa”);
I Disturbi Specifici di Linguaggio (DSL) possono assumere differenti espressioni, in relazione alle caratteristiche del disturbo.
Nella classificazione dell’ICD 10 (International Classification of Diseases- redatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) le principali manifestazione possono essere in sintesi descritte:
- Disturbo specifico dell’articolazione e dell’eloquio
- Disturbo del linguaggio espressivo
- Disturbo della comprensione del linguaggio
Disturbo specifico dell’articolazione e dell’eloquio
L’acquisizione dell’abilità di produzione dei suoni verbali è ritardata o deviante con conseguente difficoltà nell’efficacia comunicativa del bambino.
La diagnosi è possibile in presenza di:
- intelligenza non verbale nella norma;
- abilità linguistiche espressive e ricettive nella norma;
- anomalie dell’articolazione non direttamente attribuibili ad alterazioni sensoriali, anatomiche o neurologiche;
- anomalie nel contesto d’uso colloquiale del linguaggio.
Disturbo del linguaggio espressivo
La capacità di esprimersi tramite il linguaggio è marcatamente al di sotto del livello appropriato alla sua età mentale, ma con una comprensione nella norma.
La diagnosi è possibile in presenza di:
- intelligenza non verbale nella norma;
- mancanza di produzione di singole parole intorno a due anni;
- piccole frasi di due parole intorno a tre anni sviluppo limitato del vocabolario; espressioni di lunghezza ridotta;
- strutturazione della frase poco evoluta e/o deviante;
- difficoltà nella fluidità della frase / racconto;
- ritardi / anormalità per i suoni linguistici.
Disturbo della comprensione del linguaggio
La comprensione del linguaggio non è coerente con l’età cronologica.
La diagnosi è possibile in presenza di:
- intelligenza non verbale nella norma;
- comprensione verbale marcatamente discrepante con l’età mentale non verbale;
- capacità di espressione poco evolute e/o devianti
Disturbi associati
Disturbi Specifici del linguaggio sono spesso associati a difficoltà di coordinazione motoria, di funzionamento cognitivo, e a disturbi dell’attenzione. Un fattore importante è il deficit della memoria di lavoro fonologica, che tuttavia non sembra essere la causa di tutti i DSL. Alcuni studi ritengono che fattori importanti siano quelli genetici e quelli ambientali.


